Materiali per approfondire i temi libro "Sociologia dei media digitali" (Laterza, Roma-Bari, 2011) di Davide Bennato

"The best minds of my generation are thinking about how to make people click ads,” he says. “That sucks."

Fonte: tecnoetica

i “Millennials” si sentono onnipotenti grazie ad una tecnologia cresciuta assieme a loro che gli consente di competere contro tutto e tutti: gli hackers riescono a sfidare le corporations, i bloggers affondano i giornali, i terroristi tengono in scacco i maggiori Stati-nazione, i video su YouTube condizionano i registi di Hollywood e chi crea le application si impone nell’industria. In breve, i “Millennials” sentono di non aver bisogno delle generazioni precedenti ed è per questo che incutono timore. Al tempo stesso però l’eccesso di autostima e il narcisismo li portano a scontrarsi con la realtà di un mercato che non sempre li premia come vorrebbero. La conseguenza è nel fatto che il 70 per cento di loro controlla il cellulare ogni ora, molti soffrono la sindrome da vibrazioni - ovvero se nessuno gli scrive o li chiama vanno in agitazione - e si identificano sempre più in identità-brand, misurate sul numero di “followers” che hanno su Twitter o di “friends” accumulati su Facebook (via Narcisi e ossessionati dal successo Su Time radiografia dei “Millennials”)

i “Millennials” si sentono onnipotenti grazie ad una tecnologia cresciuta assieme a loro che gli consente di competere contro tutto e tutti: gli hackers riescono a sfidare le corporations, i bloggers affondano i giornali, i terroristi tengono in scacco i maggiori Stati-nazione, i video su YouTube condizionano i registi di Hollywood e chi crea le application si impone nell’industria. In breve, i “Millennials” sentono di non aver bisogno delle generazioni precedenti ed è per questo che incutono timore. Al tempo stesso però l’eccesso di autostima e il narcisismo li portano a scontrarsi con la realtà di un mercato che non sempre li premia come vorrebbero. La conseguenza è nel fatto che il 70 per cento di loro controlla il cellulare ogni ora, molti soffrono la sindrome da vibrazioni - ovvero se nessuno gli scrive o li chiama vanno in agitazione - e si identificano sempre più in identità-brand, misurate sul numero di “followers” che hanno su Twitter o di “friends” accumulati su Facebook (via Narcisi e ossessionati dal successo Su Time radiografia dei “Millennials”)

Fonte: lastampa.it

Istat.it - Sociologia dei media digitali

"Sono le start up. «In parto lo fanno perché hanno la componente “sociale” nel loro dna, tanto più se lavorano al mondo delle App — sottolinea Davide Bennato, docente di Sociologia dei media digitali all’università di Catania — Ma più spesso perché sono aziende diffuse, dislocate sul territorio. Si formano perché i componenti, mediamente 5-6 persone, si incontrano su un progetto ma difficilmente capita che vivano anche nello stesso posto. Il web, la piattaforma social è allora il vero luogo di lavoro virtualizzato. Le nuove piattaforme tecnologiche del lavoro social rendono oggi tutti i processi più trasparenti e partecipati: sia sul fronte dei dipendenti che su quello dei fornitori"

Fonte: repubblica.it

(via [AVVISO] Sociologia dei media digitali PLUS: Peppe Sirchia | Sociologia dei processi culturali)

(via [AVVISO] Sociologia dei media digitali PLUS: Peppe Sirchia | Sociologia dei processi culturali)

Fonte: processiculturali.it

Text

Negli anni 2000 abbiamo perso un’occasione per cambiare a fondo i nostri processi produttivi: come dice qualcuno abbiamo “bucato” la rivoluzione informatica. Abbiamo insomma sostituito le macchine da riscrivere coi pc, ma poi abbiamo continuato a produrre e lavorare come prima. Il problema si concentra in particolare in alcuni settori come il terziario (con costruzioni, attività immobiliari e attività professionali che hanno perso produttività) e poi nel manifatturiero, in particolare nelle imprese piccolissime ed in quelle grandi. Solo il settore delle comunicazioni e le banche, col processo di riorganizzazione che c’è stato, hanno sfruttato questa occasione. Addirittura anche la pubblica amministrazione è riuscita a fare passi avanti».

Fonte: www3.lastampa.it

Text

“Il codice UDID è una via di accesso molto delicata ai dati presenti nei dispositivi Apple – spiega Davide Bennato docente di Sociologia dei media digitali all’Università di Catania -non è facile intervenire quando questo codice viene sottratto illegalmente. Una buona norma, in questi casi, è cancellare i dati relativi alla carta di credito e cambiare la password di accesso ad iTunes e, dopo qualche giorno, inserire di nuovo i dati della carta che si vuole associare all’account. In questo modo è possibile arginare eventuali attacchi illeciti (l’incrocio delle informazioni “secondarie” potrebbe infatti portare ad ottenere quelle principali associate ad ogni utente), anche se una protezione assoluta in questi casi è molto difficile”.

Fonte: lastampa.it

Text

tecnoetica:

Siamo di fronte un mondo a due velocità: quello aziendale classico, che vive di piani a medio-lungo termine, e il mondo digitale che viaggia a ritmi forsennati e spesso insostenibili, specialmente per i gruppi di grandi dimensioni.

Fonte: italicnews.it

Text

tecnoetica:

1. Raccogliere dati è imperativo
2. Avere metodi coerenti di raccolta dati  per una visione comune dei problemi
3. Politiche di crescita occupazionale devono prevedere l’incremento di startup

Fonte: chefuturo.it

Twitter transparency report ovvero le richieste fatte dai governi per sapere nomi di alcuni account

tecnoetica:

Twitter ha pubblicato il suo primo rapporto sulla trasparenza. L’iniziativa serve per mostrare agli iscritti del social network le richieste inviate dai governi per ottenere informazioni o la rimozione di particolari contenuti, nel caso anche di violazioni del diritto d’autore. Il rapporto…

http://www.ilpost.it/2012/07/03/rapporto-trasparenza-twitter/

Fonte: ilpost.it